Zeolite MED® Detox-Polvere 400g, Dispositivo medico

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Cos’è Zeolite?

Autore: Zeolith Bentonit Versand, aggiornato: 02.02.2021

Depurarsi in modo naturale con Clinoptilolite-Zeolite –Zeolite per uso orale

Andate sul sicuro! Qui ricevete clinoptilolite Zeolite per uso orale nell’uomo come dispositivo medico certificato CE in qualità efficace e direttamente da noi testata in quanto produttore. Se avete ulteriori domande potete contattarci via E-Mail. Le informazioni necessarie sulle nostre modalità di pagamento le trovate Qui. Vi garantiamo di spedire lo stesso giorno, da lun. a ven tutti gli ordini ricevuti entro le 14.30.

Il minerale naturale Zeolite è una pietra vulcanica con un’elevata concetrazione di silicio. Ci sono più di 45 diverse Zeoliti naturali, di cui la Zeolite clinoptilolite, in particolare, adatta per l’uso orale come dispositivo medico certificato CE come la nostra Zeolite MED. La Zeolite - Clinoptilolite viene micronizzata e conseguentemente attivata per fare si che la sua efficacia sia aumentata. La Zeolite MED indigeribile migra attraverso il tratto gastrointestinale, assorbe selettivamente le sostanze inquinanti come una spugna e viene espulsa naturalmente con le feci attraverso l'intestino senza appesantire il metabolismo. Il corpo viene disintossicato in modo naturale.

Clinoptilolite – Zeolite: 100% Naturale

Potete acquistare Clinoptilolite – Zeolite come Zeolite MED® Detox in polvere, polvere ultrafine e capsule e anche come Cosmetico naturale Zeolite MED® Crema per la pelle, Dentifricio, Doccia gel con semi di psillio. Per tutti coloro che desiderano iniziare ad usare Clinoptilolite – Zeolite consigliamo di provare i nostri Set informativo di prova Polvere e Set informativo di prova Polvere ultrafine. Il nostro dispositivo medico Zeolite MED è un minerale vulcanico naturale puro al 100%, privo di nanoparticelle, senza adittivi o aggiunte.

Avete ulteriori domande? Le risposte alle domande più frequenti sulla disintossicazione con Zeolite, Bentonite e ZeoBent le potete trovare nelle FAQ.


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PDF-Icon PDF Informazioni di prodotto

PDF-Icon PDF Istruzioni per l´uso Zeolite MED®

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Zeolite

Zeolite MED® può essere utilizzato quotidianamente da tutta la famiglia come un bioregolatore naturale per tutelare la salute e per la prevenzione e la riduzione dei sintomi, le cui cause sono dovute all'esposizione a sostanze inquinanti. Zeolite MED®, è un prodotto medicina naturale derivante dalla zeolite, un minerale naturale che assorbe come una spugna gli agenti inquinanti già nel tratto gastrointestinale, e ne facilita la naturale esplusione dal corpo. Gli inquinanti assorbiti dalla Zeolite MED® sono naturalmente espulsi attraverso le feci senza appesantire il metabolismo.

Legare le sostanze nocive con la zeolite

La zeolite naturale agisce come una spugna e può contribuire a decongestionare il tratto tra stomaco e intestino e gli organi emuntori come il fegato.

Sin dal Medioevo si utilizzano minerali curativi come mezzi naturali in una moltitudine di problematiche di salute. La composizione del minerale curativo varia a seconda del tipo di impiego e comprende pietre polverizzate con diversi componenti quali ad esempio loess, torba, argilla, muschio e altro.
Inoltre esiste anche un tipo di pietra curativa: la zeolite
Infatti è possibile impiegare la zeolite naturale a sostegno della salute. La zeolite è una pietra naturale di origine vulcanica. La superficie del minerale ricco di silicio è, in quantità elevate, in grado di legare sostanze nocive. Il processo che si verifica viene denominato adsorbimento.

L'adsorbimento è un processo fisico in cui le sostanze si arrestano sulla superficie di un'altra sostanza e vi si concentrano.
La zeolite, grazie alla sua superficie strutturata in micropori e alla sua proprietà di scambio degli ioni, dispone di un elevato potenziale per l'adesione di altre sostanze. In questo modo può fungere da spugna e in particolare legare le sostanze nocive.

Sin dall'Antichità si utilizzava zeolite naturale sotto forma di clinoptilolite con finalità disintossicanti. Dopo la catastrofe al reattore di Cernobyl l'edificio è stato schermato con un sarcofago di cemento rafforzato da tonnellate di zeolite. Inoltre il minerale polverizzato è stato utilizzato per decontaminare le persone e l'ambiente circostante.

Se la zeolite è utilizzata a scopi medici si usa la clinoptilolite: in questo caso si tratta di un tufo poroso vulcanico e con micropori. La zeolite naturale presenta una struttura reticolare di cristalli con molti vani cavi. In questi ultimi si trovano cationi quali calcio, sodio, magnesio e potassio.
Con la sua struttura la zeolite può eseguire da un lato l'adsorbimento e dall'altro lato lo scambio di ioni: in fase di adsorbimento si verifica l'arresto delle sostanze estranee sulla superficie della pietra. Qualcosa di simile avviene anche nel corso dello scambio di ioni: in questo caso si liberano i cationi del minerale che sono sostituiti dagli ioni delle sostanze nocive che si trovano nel corpo.
Come una spugna il minerale è in grado di legare le sostanze nocive nel tratto digerente e condurle fuori dall'organismo su un percorso naturale. Grazie a questa speciale qualità la zeolite può fungere da bioregolatore naturale ed essere utilizzata per combattere e lenire dolori causati dalle sostanze tossiche. La zeolite in sé non è digeribile e viene secreta nuovamente attraverso il tratto intestinale.

La zeolite agisce assorbendo:

  • metalli pesanti (mercurio, piombo, cadmio)
  • alluminio
  • ammonio
  • istamina

Zeolith MED® può essere usato per alleviare il fegato disintossicando il tratto intestinale.
L'effetto della zeolite è basato sullo scambio selettivo di ioni e sull‘ assorbimento di sostanze nocive, ad esempio. alluminio (Al3 +), piombo (Pb2 +), mercurio (Hg2 +), cadmio (Cd2 +), ammonio (NH4 +) e l'istamina (C5H9N3)

Schema per lo scambio ionico selettivo:
struttura di zeolite natural

La zeolite è usata fin dall'antichità. È un disintossicante naturale che assorbe le sostanze inquinanti presenti nell’organismo. La zeolite è pura, ed è riconosciuta come prodotto medico certificato e testato in appositi laboratori per uso interno ed esterno.

La prevenzione è una qualsiasi azione che possa prevenire o ritardare (o ridurre) la probabilità di intaccare la salute (malattia, infortunio). La prevenzione è da sempre la medicina migliore. Zeolite MED® esercita il suo effetto ancor prima che gli agenti inquinanti vengano assorbiti dall’organismo, poichè li lega a sé e li assorbe già nel sistema digestivo contribuendo a prevenire le malattie che sono associate con aumento dell'inquinamento del organismo.

Zeolith MED® può essere utilizzata, anche a scopo terapeutico, a seconda delle proprie esigenze, soprattutto in presenza di livelli elevati di istamina: in caso di allergie, o di malattie del tratto gastrointestinale, o di disfunzione epatica, si può utilizzare la Zeolite a scopo terapeutico. L'accumulo di metalli tossici come mercurio, piombo, cadmio, alluminio e altre sostanze come ammonio e istamina può essere la causa di una varietà di malattie croniche.

La zeolite ha forti proprietà di assorbimento delle sostanze inquinanti. È anche in grado di neutralizzare i radicali liberi (a base di ossigeno) nell'intestino e quindi ha un effetto antiossidante. Lo stress ossidativo può influire negativamente sull'organismo.

  • influenza gastrointestinale
    Qui, la zeolite può essere utilizzata in aggiunta alla terapia. La zeolite ha un effetto calmante sul corpo e allevia il lavoro del corpo attraverso l'assorbimento di alcune tossine e metalli pesanti.
  • Intestino irritabile
    Il termine "intestino irritabile" include una serie di malattie comuni del tratto gastrointestinale. La zeolite come dispositivo medico che regolarizza l'intestino può contribuire alla riduzione dei sintomi. L'inquinamento del tratto gastrointestinale causato da tossine ambientali, inquinanti, prodotti chimici industriali e particelle radioattive che ingeriamo con il cibo può essere efficacemente ridotto grazie all’uso della zeolite. La zeolite ha anche un effetto sulle allergie, che possono anche giocare un ruolo importante nella sindrome dell'intestino irritabile.
  • Diarrea e costipazione
    Zeolite agisce come lenitivo enterico e si caratterizza per alleviare in vari disturbi gastrointestinali come diarrea o costipazione .

Spesso assumiamo metalli pesanti senza rendercene conto. I vecchi tubi di piombo, l'acqua potabile contaminata in vacanza o gli alti livelli di mercurio nei frutti di mare, possono mettere a dura prova il nostro organismo e portare ad una serie di malattie. La Zeolite è un disintossicante e può aiutare a proteggere il vostro corpo contro i metalli pesanti, pesticidi e altri inquinanti.

Un corpo umano sano normalmente è in grado di metabolizzare le sostanze tossiche e le tossine dell'ambiente autonomamente fino ad un certo livello. Tuttavia, in presenza di alcune patologie preesistenti, come ad esempio disturbi epatici, gastrici, intestinali o allergie, si può verificare uno sbilanciamento del corpo ed è necessario verificare che l'eliminazione delle sostanze nocive non comporti ulteriori problemi. In caso di eccessiva introduzione di sostanze nocive o in caso di esposizione di sostanze particolarmente tossiche come ad esempio metalli pesanti, il corpo raggiunge i suoi limiti: insorgono patologie e le sostanze nocive si annidano nell'organismo.
In presenza di patologie preesistenti è importante impegnarsi in modo da ridurre al minimo la quantità di sostanze nocive nel corpo. Questo è possibile ad esempio attraverso un'alimentazione piuttosto controllata come sottoforma di una dieta speciale. Tuttavia anche così facendo risulta difficile tenere completamente lontane dal corpo sostanze potenzialmente dannose come piombo o cadmio.

Assumere zeolite può agire positivamente sul tratto gastro-intestinale e conseguentemente decongestionare il fegato, dove le sostanze tossiche vengono smaltite.
Tra le sostanze a cui la zeolite naturale può legarsi in maniera selettiva vi sono anche i metalli pesanti quali il piombo, il mercurio e il cadmio e tante altre sostanze potenzialmente dannose quali alluminio, ammoniaca e istamina.

Pericoli causati da metalli pesanti nella quotidianità

Normalmente si suppone che il pericolo di ammalarsi in seguito ad un'intossicazione da metallo pesante in Germania sia relativamente ridotta. Regolamenti legislativi severi fanno pensare che sia piuttosto improbabile entrare in contatto con una dose pericolosa di sostanze tossiche.
Tuttavia la realtà è ben diversa. In effetti praticamente chiunque è esposto a qualche forma di sostanza tossica. Spesso i metalli pesanti vengono assorbiti addirittura tramite l'alimentazione.

Ad esempio quali sono gli effetti del piombo? In passato si verificavano diverse intossicazioni da piombo poiché tale metallo pesante era presente in diversi posti durante la vita quotidiana. Nel frattempo sono ormai lontani i tempi in cui si utilizzavano componenti di piombo per stoviglie e lamiere. Inoltre si è consolidato da parecchi decenni l’utilizzo di benzina senza piombo. E anche le tinte per vernice additivate al piombo vengono evitate il più possibile.
Tuttavia il piombo può costituire un pericolo per la salute, ossia qualora siano stati costruite tubazioni in piombo in un edificio e queste non siano state sostituite fino ad oggi. Inoltre è possibile che in alcuni nuclei famigliari circolino come sempre vecchi calici e cucchiai (e che vengano addirittura utilizzati) nei quali si trovano componenti di piombo. A tal proposito in singoli casi può capitare di entrare a contatto con il piombo per lavoro, ad esempio quando si opera con una tinta antiruggine. E non da ultimo anche la cura per la bellezza può fare ammalare, ad esempio se nelle pomate e nelle creme si aggiunge del piombo dannoso per ottenere una tinta particolarmente chiara.

Si verifica un'intossicazione da piombo quando nell'organismo si assume del piombo attraverso il tratto gastro-intestinale, la cute o le vie aeree.
A seconda della tipologia, della durata e dell'intensità dell'esposizione al piombo i pazienti possono presentare un'intossicazione da piombo acuta o cronica. Questa tipologia speciale di intossicazione è nota anche come saturnismo.

Sintomi

L'intossicazione acuta da piombo si manifesta con sintomi quali mal di testa, dolori articolari, fatica e distubi del tratto gastro-intestinale.
Se il decorso patologico dovesse cronicizzare si possono presentare una cosiddetta anemia da piombo, un'eritropenia e una linea del piombo sulle gengive. Inoltre altri sintomi dell'intossicazione da piombo comprendono danni al sistema nervoso (polineuropatia), disturbi delle funzioni encefaliche (encefalopatia), dolori addominali spasmodici (coliche da piombo), danni renali e disabilità manuali (polso cadente).
Questi sintomi ampiamente descritti si basano sull'assunto che il piombo può danneggiare diversi apparati del corpo. Per questo motivo il metallo duro, a seconda della quantità assunta, agirà inoltre sul sistema nervoso centrale e periferico, sul midollo spinale (e pertanto sull'emopoiesi), sui reni, sul tratto digerente, sulle gonadi e sulla cute. Quest'ultima può anche comportare che in particolare l'intossicazione da piombo cronica si presenti con il "colorito da piombo" pallido e grigiastro.

Pericoli

La gravità dell'intossicazione da piombo dipende dal livello di concentrazione di piombo nel sangue. Le persone che subiscono una grave intossicazione acuta possono finire in coma e morire per insufficienza circolatoria.
Una volta assunto il piombo, questo finisce nel sangue, si ridistribuisce successivamente nei tessuti molli e viene successivamente nuovamente secreto. L'altra parte si accumula sotto forma di fosfato di piombo nelle ossa e nei denti. In questo punto si conserva con un’emivita di 20 anni. Nei tempi in cui il corpo è in grado di metabolizzare la consistenza delle ossa è possibile che si verifichi un innalzamento dei valori del piombo senza influenze esterne. Studi sulle cavie indicano che il piombo potrebbe avere un effetto cancerogeno.
Inoltre il piombo è in grado di penetrare la membrana della placenta. Questo significa che può passare dalla madre all'embrione e danneggiarlo.

L'intossicazione da mercurio è denominata mercurialismo. Presso la popolazione è diffusa la paura di entrare a contatto con i vapori di mercurio in presenza di termometri rotti per la febbre o lampade a risparmio energetico. Normalmente in tali casi la quantità emessa di mercurio è tuttavia troppo ridotta per provocare una seria intossicazione. Nonostante ciò si rivela opportuno maneggiare sempre con cura vecchi termometri e lampade a risparmio energetico al mercurio e chiuderle sempre a tenuta stagna in caso di rottura. Inoltre è necessario aerare il più in fretta possibile l'area dell'evento.
Un rischio maggiore di incorrere in un'intossicazione da mercurio sussiste per quelle persone che operano direttamente con i metalli pesanti. Questo può essere ad esempio il caso dei laboratori e della produzione di termometri. Il mercurio presenta un'elevata tensione del vapore: in questo modo è possibile ottenere un bilanciamento del metallo pesante con l'atmosfera di un ambiente in assenza di sufficiente ricambio d'aria.
Il mercurio può essere aspirato oppure assunto attraverso la cute. Inoltre è possibile che il metallo pesante, nel corso dell'assunzione di cibo, finisca nel corpo umano, ad esempio attraverso il consumo di pesci inquinati.

Sintomi

La forma acuta di intossicazione da mercurio si manifesta con sintomi quali mal di testa, secchezza del cavo orale, vertigini e nausea e conseguentemente è caratterizzata da forti conati di vomito. Se non trattata la malattia porta alla morte renale ed epatica.
L'intossicazione subacuta da mercurio porta a sintomi come flusso salivare rinforzato e infiammazioni quali ulcere delle mucose gastriche (Stomatitis mercurialis). Tra le ultime sono particolarmente interessate le gengive su cui si forma una linea scura a causa del solfuro di mercurio accumulato. Inoltre è possibile che si verifichino danni all'intestino e ai reni.
Anche la forma cronica della malattia può manifestarsi con stomatitis mercurialis. In particolare quando il metallo pesante viene assunto sotto forma di vapore si verificano sintomi neurologici sullo sfondo. Una volta che il vapore di mercurio è giunto nel corpo attraverso i polmoni viene dirottato attraverso il sangue e la barriera emato-encefalica nell'encefalo. Lì ha luogo l'ossidazione in ione mercurio. Inoltre lo ione si lega al tessuto encefalico.
Nel corso dell'intossicazione cronica si può giungere a sintomi quali prurito (Erethismus mercurialis), mancanza di concentrazione, disturbi del sonno e tremore intenzionale: ciò significa che si presentano dei tremori al momento di avvicinamento all'obiettivo. Inoltre un'intossicazione cronica da mercurio provoca spesso un deperimento (cachessia).
Inoltre l'assunzione orale di mercurio può provocare ulteriori sintomi quali disturbi visivi, uditivi e deambulatori, paralisi e psicosi.

Pericoli

Un'intossicazione da mercurio può avere un decorso mortale. Il trattamento avviene somministrando un mezzo con cui il metallo pesante viene espulso dal corpo. Normalmente allo scopo si assumono i cosiddetti chelati, anche se questi presentano l'effetto collaterale di poter eliminare anche importanti minerali ed oligoelementi.

Il cadmio è un nostro compagno della vita quotidiana nelle batterie e negli accumulatori. La teoria afferma che, a tal proposito, le persone non entrano realmente a contatto con il metallo pesante.
In effetti il cadmio, come anche molte altre sostanze tossiche, si trova in una moltitudine di alimenti, come ad esempio nel grano, nelle noci, nel cacao e nei legumi. Inoltre spesso è presente nella carne, nei lavorati della carne e talvolta si può riscontrare in alcuni elementi quali concime o pesticidi. Altri fattori come il fumo e la polvere domestica possono contribuire all'arricchimento eccessivo di cadmio nell'organismo.

Sintomi

L'intossicazione acuta da cadmio si manifesta soprattutto con pruriti del tratto digerente che a sua volta possono provocare dolori gastrici, diarrea e violenti conati di vomito. Se le tossine giungono nell'organismo tramite inalazione le vie aeree possono irritare le vie aeree. Se l'esposizione era notevole, è altresì possibile che successivamente si possa formare anche un edema polmonare.
Tra i sintomi dell'intossicazione da cadmio si annoverano anche dolori lancinanti, tanto che la malattia in giapponese è nota come "malattia itai-itai" ("malattia ahi ahi"). Questi dolori si presentano soprattutto sulla schiena e nelle gambe. Sono causati da un assottigliamento osseo causato dal cadmio che può portare a rotture ossee spontanee. Inoltre è possibile che si verifichi un danneggiamento dei reni nel decorso cronico. Sono inoltre possibili anche insufficienze epatiche e anemia. Inoltre è possibile che si verifichino danni del sistema nervoso centrale del sistema immunitario nonché un danneggiamento della fertilità con potenziale sterilità. Disfunzioni psichiche, danni al patrimonio genetico, cancro e perdita del senso dell'olfatto sono possibili sintomi, quest'ultimo in particolare qualora l'intossicazione fosse avvenuta tramite inalazione del metallo pesante. In seguito ad un'intossicazione cronica inalatoria da cadmio si può presentare un enfisema polmonare. 

Pericoli

Per molto tempo si è ritenuto che non potesse essere possibile intossicarsi con il cadmio. La prima intossicazione con il metallo pesante è stata descritta solo nel 1858. Infatti il corpo umano dispone di una speciale proteina che è in grado di legare il cadmio in eccesso. Finora non è esistito un trattamento specifico.

L'ammoniaca non è un metallo pesante. Inoltre l'ammoniaca non è un prodotto del metabolismo che si accumula nel nostro organismo in seguito al recupero delle proteine.
Ad esempio il nostro corpo potrebbe contenere troppa ammoniaca qualora abbia affrontato una dieta radicale. Se nel frattempo è stato eseguito un programma sportivo eccessivamente pesante in cui sono state convertite molte proteine e sono sorti diversi aminoacidi, risulta ancora più verosimile un livello di ammoniaca eccessivo. Altri motivi per una quantità eccessiva di ammoniaca possono essere patologie epatiche, zincopenia, il consumo di cibi ricchi di glutammato o di liquirizia.
Inoltre anche la carenza innata di un enzima nel metabolismo urico può provocare l'accumulo di ammoniaca nel sangue. Se non trattata questa malattia porta a danni encefalici e paralisi. 
Anche se una quantità eccessiva di ammoniaca può intossicare l'organismo, tale livello cronicamente elevato non si può definire intossicazione. Al contrario in caso di elevato contenuto ematico di ammoniaca dovuto ad una patologia in atto si parla di iperammonemia.

Sintomi

Una quantità eccessiva di ammoniaca rende il corpo stanco. Tra le altre cose è possibile che gli interessati siano colpiti da regolare letargia. Si possono inoltre osservare problemi di concentrazione, eccessi di sudore, cali di pressione e crampi. In generale i sintomi dell'iperammonemia sono simili a quelli dell'intossicazione da ammoniaca o dell'insufficienza epatica acuta.
Se la malattia si manifesta già durante l'infanzia si possono verificare notevoli disturbi dell'alimentazione e dell'allattamento che possono avere notevoli conseguenze. Sono altresì possibili danni cerebrali con disturbi dello sviluppo, problemi dell'apprendimento, paralisi deambulatorie e ritardo mentale.

Pericoli

L'ammoniaca si crea dalla sintesi degli acidi nucleici: dal fegato viene scissa in un prodotto intermedio e in ultima sintesi viene metabolizzata dal rene.
Se l'ammoniaca è presente nell'organismo in quantità eccessive e per un periodo prolungato può agire come neurotossina forte. Assume gli spazi altrimenti occupati dagli ioni di potassio, non può ulteriormente essere suddivisa e porta ad una continua irritazione dei nervi.
La disintossicazione avviene nei cosiddetti meccanismi dell'ammoniaca. In caso di iperammonemia il livello di ammoniaca viene immediatamente ridotto. Si può ottenere ricorrendo ad una serie di misure, come flebo, medicinali, emodialisi ecc.
Se il corpo secerne una quantità eccessiva di ammoniaca nell'urina possono essere presenti calcoli renali.

Qual è l'effetto di troppa istamina sul corpo?

Un'altra sostanza che può portare a problemi nel corpo è l'istamina. Normalmente tale ammina biogenica soddisfa una necessità primaria: se ad esempio nel nostro organismo penetrano elementi estranei al nostro corpo, funge da neurotrasmettitore per scatenare una reazione antinfiammatoria e pertanto evitare il peggio. Tuttavia diventa problematico quando nel corpo si accumula troppa istamina oppure quando l'organismo ha sviluppato un'intolleranza all'istamina. Quindi si possono verificare sintomi gravi.
L'istamina si forma in diverse cellule corporee e lì viene conservata, come nei mastociti o nelle cellule nervose. Il rilascio dell'ammina biogenica avviene in seguito a stimoli che possono presentarsi ad esempio sotto forma di enzimi prodotti nell'organismo, stimoli chimici o fisici, carenza di ossigeno o di medicinali o alimenti.
Oltre alla capacità di scatenare infiammazioni, l'istamina funge anche da messaggero biologico di altre funzioni corporee: per esempio può contribuire ad ampliare i vasi sanguigni e quindi a ridurre la pressione sanguigna. Inoltre nell'appetito, nel ritmo sonno-veglia e nella regolazione delle emozioni gioca un ruolo importante.

Sintomi dovuti ad una quantità eccessiva di istamina

Troppa istamina in corpo o la presenza di un'intolleranza all'istamina porta a sintomi che altrimenti si verificherebbero in caso di allergia: la pelle si arrossa, prude, si copre di bolle. L'interessato si sente male, soffre di mal di testa. Altri possibili disturbi sono tachicardia e vertigini che possono verificarsi nell'ambito di un'intolleranza all'istamina. Inoltre si possono presentare attacchi d'asma, vomito e diarrea.

Misure finalizzate a ridurre l'istamina

Il trattamento di un attacco acuto può essere effettuato ricorrendo a medicinali quali ad esempio antistaminici. In generale si deve impostare l'alimentazione in modo che siano consumati gli alimenti con la quantità di istamina il più possibile ridotta. Inoltre è anche importante evitare un'alimentazione che non contenga istamina ma che possa provocare una ridistribuzione del neurotrasmettitore.
Tra gli alimenti con molta istamina si contano ad esempio alimenti a fermentazione batterica come carne affumicata, prosciutto, interiora, conserve ittiche, formaggi stagionati, crauti, birra, vino rosso, aceto e funghi. Inoltre il cioccolato, alcuni tipi di verdure e di frutta (come ad esempio pomodori, avocado, fragole e spinaci), noci e alcol sono considerati problematici in presenza di intolleranza all'istamina. Si sconsiglia anche l'utilizzo di certi medicinali come antinfiammatori che favoriscono il rilascio di istamina nei soggetti allergici qualora sia accertata l'intolleranza all'istamina.

Pericoli

Considerando che le persone intolleranti all'istamina devono pianificare in maniera molto specifica la propria dieta, sussiste, oltre all'assunzione involontaria di istamina, il pericolo di alimentazione unilaterale e pertanto il rischio di approvvigionamento insufficiente di sostanze nutrienti.

Ridurre i potenziali pericoli con la zeolite

Ogni giorno l'uomo si confronta con una moltitudine di sostanze dannose, che siano metalli pesanti tossici o altre sostanze potenzialmente tossiche.
Un corpo sano può sostenersi autonomamente con una quantità minima di sostanze tossiche e depurarle ricorrendo alla propria digestione prodotta in corpo. Tuttavia diventa problematico quando l'organismo risulta sommerso da troppe tossine oppure quando sussistono condizioni preesistenti. Pertanto le funzioni di depurazione prodotte nel proprio corpo sono oberate e si giunge a processi dannosi nei quali le sostanze tossiche nel corpo si arricchiscono e possono provocare gravi danni.
La zeolite può pertanto aiutare il corpo a ripulire il tratto stomaco-intestino e contribuire ad alleggerire il carico di importanti organi emuntori quali fegato e reni.

Offriamo zeolite in diverse granulometrie come polvere, polvere ultrafina e in capsule.

La polvere può essere facilmente sciolta in acqua, mescolata e bevuta. Entrando in contatto con la mucosa orale, le sue proprietà iniziano ad agire nell'intero apparato digerente.

Le polveri ultrafini sono ancora più piccole e più micronizzate rispetto alla polvere. Di conseguenza, hanno una superficie interna ancora più grande e possono assorbire più sostanze inquinanti, questo è anche il motivo per cui il dosaggio è più basso rispetto alla polvere. Le polveri ultrafini non hanno "grani" e sono talmente fini che sembra quasi che si dissolvano.

Le capsule, completamente vegetali, sono ideali da portare sempre con se. Rilasciano il loro contenuto nello stomaco, in modo che qui le proprietà assorbenti possano agire dal tratto digestivo medio.

La clinoptilolite della zeolite è diventata parte integrante dei cosmetici naturali. Le fantastiche proprietà della zeolite minerale vulcanica sono molto note ed utilizzate in quasi tutti i prodotti cosmetici naturali. La zeolite agisce come un filtro sulla pelle e lega tossine dannose che altrimenti la irriterebbero.

La zeolite è molto efficace anche come dentifricio. La zeolite rimuove delicatamente le impurità e la placca. Il fluoruro, che a dosi elevate può essere molto dannoso e persino pericoloso per l'uomo, non è presente e non è necessario. Abbiamo anche un dentifricio zeolite compatibile con l‘omeopatia senza mentolo.

Il gel iarulonico, in combinazione con zeolite, fornisce un gel idratante per la pelle che, anche applicato con parsimonia, agisce come levigante e nutriente. Idrata e riduce la perdita di acqua e quindi l'essiccazione della pelle. La zeolite naturale clinoptilolite supporta la rigenerazione della pelle attraverso l’assorbimento delle sostanze inquinanti.

La disintossicazione della pelle aiuta il processo di rigenerazione della stessa. La zeolite lenisce la pelle attraverso l’assorbimento di particelle tossiche in presenza di elevate quantità di istamina, e di metalli pesanti pericolosi. L'applicazione quotidiana della crema per la pelle è parte integrante della routine bellezza naturale quotidiana.

La crema per la pelle secca è più ricca della crema per la pelle normale. Grazie alla sua proprietà di assorbire gli inquinanti, la zeolite ha un effetto detossinante e protettivo sulla pelle.

La zeolite MED® skin powder è un dispositivo medico non invasivo, un bioregolatore naturale da applicare esternamente sulla pelle. Il prodotto medico Zeolith MED® consiste al 100% di zeolite di clinoptilolite minerale naturale. Questa è una roccia microporosa cristallina di origine vulcanica. A causa della sua enorme superficie interna e delle sue proprietà eccezionali per l'assorbimento selettivo e scambio ionico, Zeolite MED® assorbe i metalli pesanti come mercurio, piombo e cadmio, radionuclidi, istamina e ammonio. A causa di queste proprietà, è possibile utilizzare Zeolith MED® Skin Powder anche sulla pelle lesionata, come una sorta di scudo protettivo, da applicare alla ferita, per accelerare l'emostasi, ridurre l'ulteriore penetrazione dei microrganismi e quindi favorire la guarigione delle ferite.

Dopo l'assunzione del farmaco, deve essere rispettato un intervallo di tempo di almeno 2 ore. Non utilizzare contemporaneamente bevande alcoliche, caffè e bevande acide come succo di pompelmo, arancia, limone e ananas.

In rari casi, può verificarsi un blocco intestinale come effetto collaterale della zeolite se l'assunzione di liquidi è troppo bassa. Questo effetto è dipendente dal dosaggio e può essere evitato grazie ad un` adeguata assunzione di liquidi e ad una riduzione della dose assunta. In caso di stitichezza, aumentare l'assunzione di liquidi, ridurre la dose assunta e, se necessario, consultare il medico.

Zeolith MED ® non è un sostituto di un farmaco anti-istaminico.
Per facilitare i processi di disintossicazione occorre garantire durante l'assunzione di Zeolite ® MED un ampio consumo di liquidi, sia quando si assume il farmaco (0,25 litri di acqua), così come durante il corso della giornata (2-3 litri / giorno).
In caso di insufficienza renale grave non deve essere assunto Zeolite MED ®. In caso di un problema medico della funzione renale, durante la gravidanza e l'allattamento e nel caso di somministrazione nei bambini, Zeolite MED ® deve essere utilizzato solo dopo avere consultato un medico.
Il dispositivo medico non deve essere inalato e non deve venire a contatto con gli occhi.
In caso di contatto con gli occhi, risciacquare abbondantemente con acqua.
Non adatto per un uso continuativo. Interrompere l'applicazione se si nota un effetto insolito.

Applicazione e dosaggio della zeolite

Zeolite può essere somministrata individualmente secondo le proprie necessità per giorni, settimane o mesi. In base alle odierne condizioni ambientali e di vita, se necessario, Zeolite può essere utilizzata per periodi di tempo più lunghi. Studi approfonditi concludono che non si possono rilevare effetti negativi sull'approvvigionamento a lungo termine di minerali e vitamine.

Requisiti quantitativi massimi per 2 mesi

3 volte al giorno 1 cucchiaino di polvere colmo = circa 10 g x 60 giorni = 600 g di polvere

3 volte al giorno 2 capsule = 6 capsule x 60 giorni = 360 capsule

3 volte al giorno ½ cucchiaino = circa 3 g x 60 giorni = 180 g di polvere ultrafina

Esempi di applicazioni esterne:

  • La zeolite in polvere è anche comunemente usata come polvere per i piedi o polvere per il corpo.
  • Zeolite come additivo per il pediluvio (1 cucchiaino) e per il bagno in vasca (1 cucchiaio)
  • È possibile applicare Zeolite come impacco pastoso sulla zona interessata, tramite l‘aiuto di un panno e lasciare agire durante la notte
  • Zeolite per la cura della pelle: applicare un pizzico di polvere ultrafine sul palmo della mano, mescolare con la crema idratante e applicare come al solito
  • Maschera di zeolite: mescolare 1 cucchiaino di polvere /o polvere ultrafine con un po 'd'acqua, applicare uno strato sottile sul viso, risciacquare dopo 10 - 15 minuti 

L'esperienza ha dimostrato che per evitare una sensibilità elevata, per l‘utilizzo iniziale o in seguito a pause prolungate, l'applicazione dovrebbe iniziare molto lentamente, assumendo una dose più bassa per 1 volta al giorno e, se necessario, aumentare gradualmente fino a 2 volte al giorno. L’assunzione può essere aumentato fino ad un max di 3 volte al giorno.

La regolarità dell'uso della zeolite ne influenza l'efficacia, le interruzioni possono ridurla. Qui di seguito puoi trovare l'orario giusto per te. Il dottor Karl Hecht, Dr. med. Prof. di Neurofisiologia em. Professore di Fisiologia Sperimentale e Clinica Patologica dell'Università Charité / Humboldt di Berlino, consiglia di assumere il farmaco ai seguenti orari della giornata: tra le 6-8 di mattina, tra le 13 - 15 di pomeriggio, tra le 18 e le 20 la sera e la notte alle 22:00.

Normalerweise nimmt man an, dass die Gefahr, in Deutschland oder Österreich an einer Schwermetallvergiftung zu erkranken, im Alltag relativ gering ist. Strenge gesetzliche Vorgaben vermitteln das Gefühl, dass es eher unwahrscheinlich ist, mit einer gefährlichen Dosis von Schadstoffen in Kontakt zu kommen.

Die Realität sieht jedoch anders aus: Tatsächlich ist so gut wie jeder Mensch tagtäglich irgendeiner Form von toxischer Substanz ausgesetzt. Oft werden Schwermetalle sogar direkt über die Nahrung aufgenommen.

Wie sieht es beispielsweise mit Blei aus? In früheren Zeiten gab es recht viele Bleivergiftungen, da das Schwermetall im Alltag an etlichen Orten zugegen war. Mittlerweile sind jedoch die Zeiten vorbei, in denen man Geschirr und Besteck mit Bleianteilen verwendete. Zudem hat sich das bleifreie Benzin seit mehreren Jahrzehnten als Standard etabliert. Und auch mit Blei versetzte Malfarben werden möglichst gemieden.

Dennoch kann Blei zur Gesundheitsgefahr werden, etwa dann, wenn in einem Haus Bleirohre verbaut wurden und diese bis heute nicht ausgetauscht worden sind. Ferner ist es möglich, dass in manchen Haushalten nach wie vor alte Kelche und Löffel kursieren (und sogar benutzt werden), in denen sich Anteile von Blei befinden. Darüber hinaus kann es in einzelnen Fällen auch passieren, im Beruf mit Blei in Kontakt zu kommen, beispielsweise wenn mit Rostschutzfarbe hantiert wird. Und nicht zuletzt kann auch Schönheitspflege krank machen, etwa dann, wenn in Salben und Cremes zur Erschaffung eines besonders hellen Teints schädliches Blei verarbeitet wurde.

Es kommt zu einer Bleivergiftung, indem Blei über den Magen-Darm-Trakt, die Haut oder die Atemwege in den Organismus aufgenommen wird.

Je nach Art, Dauer und Intensität der Blei-Exposition weisen Erkrankte eine akute oder chronische Bleivergiftung auf. Diese spezielle Art der Toxikation ist auch als Saturnismus bekannt.

Symptome

Die akute Bleivergiftung äußert sich durch Symptome wie Kopfschmerzen, Gliederschmerzen, Abgeschlagenheit und Beschwerden des Magen-Darm-Traktes.

Ist der Krankheitsverlauf chronisch, können eine sogenannte Bleianämie, also eine durch das Blei verursachte Blutarmut, sowie ein Bleisaum am Zahnfleisch auftreten. Darüber hinaus sind als weitere Symptome der chronischen Bleivergiftung Nervenschädigungen (Polyneuropathie), Störungen der Gehirnfunktionen (Enzephalopathie), krampfartige Bauchschmerzen (Bleikoliken), Nierenschäden sowie eine Lähmung der Hand (Fallhand) zu nennen.

Diese mitunter weit gestreuten Symptome rühren daher, dass Blei diverse Organsysteme des Körpers schädigen kann. So wirkt das Schwermetall je nach aufgenommener Menge unter anderem auf das zentrale und periphere Nervensystem, das Knochenmark (und damit auf die Blutbildung), die Nieren, den Verdauungstrakt, die Keimdrüsen und die Haut. Letzteres kann auch dazu führen, dass insbesondere die chronische Bleivergiftung mit dem blassen, grau-gelben „Bleikolorit“ der Haut einhergeht.

Gefahren

Die Schwere der Bleivergiftung ist abhängig von der Höhe der Bleikonzentration im Blut. Menschen, die sich akut schwer vergiften, können ins Koma fallen und an Kreislaufversagen sterben.

Nach der Aufnahme von Blei landet dieses zunächst im Blut, verteilt sich später in den Weichgeweben und wird anschließend teilweise wieder ausgeschieden. Der andere Teil lagert sich in Gestalt von Bleiphosphat in Knochen und Zähnen ein. Dort bleibt es mit einer Halbwertszeit von bis zu 20 Jahren fortdauernd bestehen. In Zeiten, in denen der Körper Knochensubstanz abbaut, kann es dann auch ohne äußere Einflüsse zu erhöhten Blutbleiwerten kommen. Tierversuche deuten darauf hin, dass Blei auch eine krebserregende Wirkung haben könnte.

Ferner ist Blei plazentagängig. Das heißt, es kann von der Mutter auf den Embryo übergehen und ihm schaden.

Die Quecksilbervergiftung wird auch Merkurialismus genannt. In der Bevölkerung kursiert meist die Angst, durch zerbrochene Fieberthermometer oder Energiesparlampen mit den Dämpfen von Quecksilber in Kontakt zu kommen. In der Regel ist bei derlei Vorkommnissen die freigesetzte Menge von Quecksilber jedoch zu gering, um davon eine schwere Vergiftung davonzutragen. Nichtsdestotrotz gilt es, alte Thermometer und Energiesparlampen mit Quecksilber stets wachsam zu behandeln und sie im Falle eines Zerbrechens umgehend luftdicht zu verschließen sowie den Raum des Vorfalls schnellstmöglich gut zu lüften.

Ein höheres Risiko, eine Quecksilbervergiftung davonzutragen, besteht für Menschen, die direkt mit dem Schwermetall arbeiten. Dies kann zum Beispiel in Laboratorien und auch bei der Herstellung von Thermometern der Fall sein. Quecksilber hat einen hohen Dampfdruck – dadurch ist ein Gleichgewicht des Schwermetalls mit der Atmosphäre eines Raums ohne hinreichenden Luftaustausch möglich.

Quecksilber kann eingeatmet oder über die Haut aufgenommen werden. Ferner ist es möglich, dass das Schwermetall im Zuge der Nahrungsaufnahme in den menschlichen Körper gelangt, beispielsweise durch den Konsum verseuchter Fische.

Symptome

Die akute Form der Quecksilberintoxikation fängt mit Symptomen wie Kopfschmerzen, Mundtrockenheit, Schwindel und Übelkeit an und ist in der Folge durch starkes Erbrechen gekennzeichnet. Unbehandelt führt die Erkrankung zur Zerstörung der Nieren und der Leber.

Die subakute Quecksilbervergiftung führt zu Symptomen wie verstärktem Speichelfluss und Entzündungen sowie Geschwüren der Schleimhäute (Stomatitis mercurialis). Von letzteren ist insbesondere das Zahnfleisch betroffen, auf dem sich wegen des eingelagerten Quecksilbersulfids ein dunkler Saum bildet. Darüber hinaus ist es möglich, dass Schäden des Darms und der Nieren auftreten.

Auch die chronische Form der Krankheit kann mit der Stomatitis mercurialis einhergehen. Insbesondere wenn das Schwermetall in Form von Dampf aufgenommen wurde, stehen jedoch eher neurologische Symptome im Vordergrund. Nachdem der Quecksilberdampf über die Lunge in den Körper gelangt ist, wird er über das Blut und die Blut-Hirn-Schranke ins Gehirn weitergeleitet. Dort findet die Oxidation zum Quecksilber-Ion statt. Anschließend bindet sich das Ion ans Hirngewebe.

Während des Verlaufs der chronischen Intoxikation kann es zu Symptomen wie Reizbarkeit (Erethismus mercurialis), Konzentrationsschwäche, Schlafproblemen und Intentionstremor – das heißt, es erfolgt ein Zittern bei Annäherung an ein Ziel – kommen. Ferner führt eine chronische Quecksilbervergiftung häufig zu einer Auszehrung (Kachexie).

Darüber hinaus kann die orale Aufnahme von Quecksilber weitere Symptomen wie Seh-, Hör- und Gehstörungen, Lähmungen sowie Psychosen verursachen.

Gefahren

Eine Quecksilbervergiftung kann tödlich verlaufen. Zur Behandlung erfolgt das Verabreichen eines Mittels, mit dem das Schwermetall aus dem Körper geleitet wird. In der Regel greift man dafür zu sogenannten Chelaten – jedoch haben diese unter anderem die Nebenwirkung, dass sie auch wichtige Mineralstoffe und Spurenelemente ausschwemmen können.

Cadmium begegnet uns im Alltag hin und wieder in Batterien und Akkus. Darüber hinaus gerät der Mensch eigentlich nicht mit dem Schwermetall in Kontakt – so zumindest die Theorie.

Tatsächlich befindet sich Cadmium, wie viele andere giftige Substanzen auch, in einer Vielzahl von Lebensmitteln, wie zum Beispiel in Getreide, Nüssen, Kakao und Hülsenfrüchten. Zudem ist es oft auch in Fleisch und Fleischerzeugnissen vertreten. Ferner kann es in chemischen Erzeugnissen wie Dünger oder Pestiziden stecken. Und auch weitere Faktoren wie Rauchen und Hausstaub können dazu beitragen, dass sich im Organismus zu viel Cadmium anreichert.

Symptome

Die akute Cadmiumintoxikation äußert sich vor allem durch Verätzungen des Verdauungstraktes, die wiederum Magenschmerzen, Durchfall und heftiges Erbrechen auslösen können. Ist das Gift mittels Inhalation in den Organismus gelangt, kann es die Atemwege reizen. War die Exposition immens, ist es ferner möglich, dass sich in der Folge auch noch ein Lungenödem bildet.

Zu den Symptomen der chronischen Cadmiumvergiftung zählen unter anderem massive Schmerzen, weswegen die Erkrankung im Japanischen auch „Itai-Itai-Krankheit“ (= „Aua-Aua-Krankheit“) genannt wird. Diese treten vor allem im Rücken und in den Beinen auf. Sie rühren von einer durch das Cadmium verursachten Knochenerweichung, welche spontane Knochenbrüche nach sich ziehen kann. Zudem ist beim chronischen Verlauf eine Schädigung der Nieren wahrscheinlich. Auch Defekte an der Leber sowie eine Anämie sind möglich. Weiterhin kann es zu Schäden des zentralen Nervensystems und des Immunsystems sowie einer Beeinträchtigung der Fertilität mit potentieller Unfruchtbarkeit kommen. Psychische Fehlfunktionen, Schäden des Erbguts, Krebs und der Verlust des Geruchssinns sind ebenfalls mögliche Symptome, letzteres insbesondere dann, wenn man sich per Inhalation mit dem Schwermetall vergiftet hat. Auch kann es in Folge einer chronischen inhalativen Cadmiumvergiftung zur Ausbildung eines Lungenemphysems kommen.

Gefahren

Lange Zeit ging man davon aus, dass man sich mit Cadmium gar nicht vergiften könne. Die erste Vergiftung mit dem Schwermetall wurde erst im Jahre 1858 beschrieben. Tatsächlich verfügt der menschliche Körper über ein spezielles Protein, das in der Lage ist, überschüssiges Cadmium zu binden. Eine spezifische Behandlung der Krankheit gibt es bislang nicht.

Bei Ammonium handelt es sich nicht um ein Schwermetall. Vielmehr ist Ammonium ein Stoffwechselprodukt, das nach der Verwertung von Proteinen in unserem Organismus anfällt.

Zu viel Ammonium könnte der menschliche Körper beispielsweise dann aufweisen, wenn er eine radikale Diät hinter sich hat. Wurde währenddessen auch noch ein straffes Sportprogramm absolviert, bei dem viel Protein umgesetzt wurde und reichlich Aminosäuren entstanden sind, ist ein übermäßiger Ammoniumspiegel umso wahrscheinlicher. Andere Gründe für übermäßig viel Ammonium können etwa Lebererkrankungen, Zinkmangel, der Verzehr glutamatreicher Speisen oder von salmiakhaltigem Lakritz sein sein. Darüber hinaus kann auch ein angeborener Enzymdefekt im Harnstoffwechsel bewirken, dass sich Ammoniak im Blut ansammelt. Unbehandelt führt diese Erkrankung zu Hirnschäden und Behinderungen.

Auch wenn ein Zuviel an Ammonium den Organismus vergiften kann, nennt man den dauerhaft erhöhten Spiegel nicht Vergiftung. Vielmehr spricht man bei einem krankhaft erhöhten Ammoniumgehalt im Blut von einer Hyperammonämie.

Symptome

Zu viel Ammonium macht den Körper müde. Mitunter ist es möglich, dass es bei den Betroffenen zu einer regelrechten Lethargie verursacht. Es kann ferner zu Konzentrationsschwierigkeiten, Schweißausbrüchen, Blutdruckabfall und Krämpfen kommen. Generell ähneln die Symptome der Hyperammonämie somit denen der Ammoniakvergiftung bzw. des akuten Leberversagens.

Tritt die Erkrankung bereits im Kindesalter auf, können Ess- und Trinkschwierigkeiten zu einem erheblichen Problem werden und Folgeerscheinungen nach sich ziehen. Ferner sind Gehirnschäden mit Entwicklungsstörungen, Lernproblemen, Bewegungsbeeinträchtigungen und geistiger Behinderung möglich.

Gefahren

Ammonium entsteht beim Abbau von Nucleinsäuren: Von der Leber wird es in ein Zwischenprodukt aufgespalten und letztendlich von der Niere verstoffwechselt.

Kommt Ammonium zu lange und übermäßig im Organismus vor, kann es als starkes Neurotoxin wirken. Es nimmt die Stellen ein, die sonst von Kalium-Ionen besetzt sind, kann nicht mehr abgespalten werden und führt zu einer dauerhaften Reizung der Nerven.

Die Entgiftung des Toxins erfolgt im sogenannten Ammoniummechanismus. Im Fall einer Hyperammonämie muss der Ammoniumspiegel im Blut umgehend gesenkt werden. Dies kann mittels einer Vielzahl von Maßnahmen – wie der Gabe von Infusionen, Medikamenten, Durchführung einer Blutwäsche, etc. – passieren.

Scheidet der Körper zu viel Ammonium im Urin aus, kann dies auch ein Hinweis auf Harnsteine sein.

Wie wirkt zu viel Histamin auf den Körper?

Eine weitere Substanz, die dem Körper Probleme bereiten kann, ist das Histamin. Normalerweise erfüllt dieses sogenannte biogene Amin einen sinnvollen Zweck: Dringen beispielsweise körperfremde Stoffe in unseren Organismus ein, dient es als Neurotransmitter dazu, eine Entzündungsreaktion auszulösen und damit Schlimmeres zu verhindern. Problematisch wird es allerdings, wenn sich im Körper zu viel Histamin ansammelt oder der Organismus eine Histamin-Intoleranz entwickelt hat. Dann kann es zu mitunter schweren Symptomen kommen.

Histamin wird in unterschiedlichen Körperzellen gebildet und gespeichert, etwa in Mastzellen oder Nervenzellen. Die Freisetzung des biogenen Amins erfolgt infolge von Reizen. Diese können zum Beispiel in Gestalt von körpereigenen Enzymen, chemischen oder physikalischen Reizen, Sauerstoffmangel oder auch Medikamenten bzw. Nahrungsmitteln auftreten.

Neben seiner Fähigkeit, Entzündungen auszulösen, dient Histamin unter anderem auch als biologischer Botenstoff anderer Körperfunktionen: Es kann beispielsweise dazu beitragen, Blutgefäße zu erweitern und dadurch den Blutdruck zu senken. Ferner spielt es etwa auch beim Appetit, dem Schlaf-Wach-Rhythmus und der Emotionsregulation eine Rolle.

Symptome von zu viel Histamin

Zu viel Histamin im Körper bzw. das Vorliegen einer Histamin-Intoleranz führt zu Symptomen, die sonst im Rahmen einer Allergie auftreten: Die Haut rötet sich, juckt, bildet Quaddeln aus. Der Betroffene fühlt sich unwohl, hat Kopfschmerzen. Ferner sind Herzrasen und Schwindel mögliche Beschwerden, die im Rahmen einer Histamin-Intoleranz auftreten können. Es kann darüber hinaus auch zu Asthmaanfällen sowie Erbrechen und Durchfall kommen.

Maßnahmen um Histamin zu reduzieren

Die Behandlung eines akuten Schubs kann mit Medikamenten wie zum Beispiel Antihistaminika erfolgen. Generell gilt aber, die Ernährung so auszurichten, dass Lebensmittel mit möglichst geringem Histamingehalt konsumiert werden. Darüber hinaus ist auch wichtig, solche Nahrung zu meiden, die zwar nicht selbst Histamin enthält, im Körper aber eine Ausschüttung des Neurotransmitters provozieren kann.

Zu den Lebensmitteln mit viel Histamin zählen zum Beispiel bakteriell fermentierte Nahrung wie geräuchertes Fleisch, Schinken, Innereien, Fischkonserven, reife Käsesorten, Sauerkraut, Bier, Rotwein, Essig und Pilze. Ferner gelten Schokolade, einige Gemüse- und Obstsorten (wie zum Beispiel Tomaten, Avocados, Erdbeeren und Spinat), Nüsse sowie Alkohol als problematisch bei Histamin-Intoleranz. Auch von der Verwendung bestimmter Medikamente wie Entzündungshemmern, welche die Histaminfreisetzung bei Allergikern steigern, wird bei Histamin-Intoleranz abgeraten.

Gefahren

In Anbetracht der Tatsache, dass Menschen mit Histamin-Intoleranz ihren Speiseplan sehr spezifisch gestalten müssen, besteht – neben der unbeabsichtigten Aufnahme von Histamin – die Gefahr des einseitigen Ernährung und dadurch das Risiko einer Unterversorgung mit Nährstoffen.

Mit Zeolith das Gefahrenpotenzial reduzieren

Der Mensch wird Tag für Tag mit einer Vielzahl von schädlichen Substanzen konfrontiert, seien es giftige Schwermetalle oder andere potentiell toxisch wirkende Stoffe.

Ein gesunder Körper kann mit einer geringen Menge von schädlichen Substanzen selbstständig fertig werden und sie über die körpereigene Verdauung entgiften. Problematisch wird es aber, wenn der Organismus von zu vielen Toxinen überflutet wird oder bestimmte Vorerkrankungen aufweist. Dann sind die körpereigenen Entgiftungsfunktionen überfordert und es kommt zu fehlerhaften Prozessen, bei denen sich giftige Substanzen im Körper anreichern und schwere Schädigungen verursachen können.

Zeolith kann dem Körper dabei helfen, den Magen-Darm-Trakt von Schadstoffen zu reinigen und so dazu beitragen, dass wichtige Entgiftungsorgane wie die Leber und die Nieren entlastet werden.

Einzigartige und herausragende physikalische und chemische Eigenschaften von Zeolith-Materialien machen sie äußerst nützlich in einer Vielzahl von Anwendungen, einschließlich Agronomie, Ökologie, Fertigung und industrielle Prozesse. In jüngster Zeit wurde eine spezifischere Anwendung eines natürlich vorkommenden Zeolithmaterials, Klinoptilolith, in der Humanmedizin eingehend untersucht. Aufgrund einer Reihe von positiven Effekten auf die Gesundheit, einschließlich der Entgiftungseigenschaften, hat die Verwendung von Klinoptilolith-basierten Produkten in vivo enorm zugenommen. Allerdings wurden in der Öffentlichkeit Bedenken hinsichtlich der Sicherheit für In-vivo-Anwendungen geäußert. Die wissenschaftliche Stuide “Critical Review on Zeolite Clinoptilolite Safety and Medical Applications in vivo”[1] überprüft die wissenschaftliche Literatur über die gesundheitlichen Auswirkungen und die Sicherheit in medizinischen Anwendungen verschiedener Klinoptilolith-basierter Materialien und schlägt einige umfassende, wissenschaftlich fundierte Hypothesen über mögliche biologische Mechanismen vor, die den beobachteten Auswirkungen auf die Gesundheit und die Körperhomöostase (Aufrechterhaltung des Gleichgewichtszustands im Körper) zugrunde liegen. Dabei konzentrieren sich die Autoren auf die positiven medizinischen Effekte im Zusammenhang mit der Entgiftung sowie möglicher unerwünschter Nebenwirkungen.

Aus diesem Grund wird Klinoptilolith seit Jahren in der Tierproduktion als Zusatz zum Tierfutter oder zur Entfernung von Ammoniak in der Gülle eingesetzt (Auerbach et al., 2003). Diese Ammoniak-Affinität ist auch für medizinische Anwendungen beim Menschen interessant. Zum Beispiel wurden schädliche Auswirkungen der Endprodukte der Proteinfermentation, wie Ammoniak, auf die Darmbakterien und die Epithelgesundheit erkannt, insbesondere auf die Lebensdauer und Funktion der Kolonozyten (Hughes und Magee, 2000; Yao et al., 2016; Hamid Said, 2018).

Die übermäßige Produktion von Ammoniak, aber auch von anderen gasförmigen Produkten, einschließlich CO2 und H2S, kann als Folge einer proteinreichen oder unausgewogenen Ernährung oder bei verschiedenen Pathogenesen auftreten, bei denen eine übermäßige Proteinfermentation auftritt, einschließlich Reizdarmsyndrom, Colitis ulcerosa und kolorektaler Karzinogenese (Hughes und Magee, 2000; Yao et al., 2016). Klinoptilolith hat eine hohe Affinität zu Ammonium und könnte sich in diesen Fällen als Adjuvans zur Standardtherapie als nützlich erweisen (Yao et al., 2016). Unter diesem Gesichtspunkt wurde Klinoptilolith in einer kürzlich durchgeführten Studie an aerob trainierten Probanden untersucht (Lamprecht et al., 2015). In dieser Studie wurden ausdauertrainierte Probanden rekrutiert und mit einem Klinoptilolith/Dolomit/Maca-basierten Produkt supplementiert. Athleten berichten in der Tat häufig über Darmsymptome wie Übelkeit, Magen- und Darmkrämpfe, Erbrechen und Durchfall. Diese Symptome können eine Folge der typischen Sportlerernährung mit hohem Proteingehalt auftreten, da es unter solchen Umständen zu einer übermäßigen Proteinfermentation kommen kann, die ebenfalls mit einer erhöhten Ammoniakfreisetzung im Darm einhergeht. Diese Personen haben auch eine erhöhte Durchlässigkeit der Darmwand. Ein bekannter und komplexer Zusammenhang zwischen Bewegung und oxidativem Stress hängt von vielen verschiedenen Faktoren ab. So erhöht regelmäßiges moderates Training die Resistenz gegen oxidativen Stress, während akutes und starkes Training freie Radikale im Übermaß erzeugen kann. Zu den Folgen von Training auf Erschöpfungsniveau gehören eine erhöhte Anzahl von Leukozyten aufgrund der Schädigung von Muskelfasern und Bindegewebe (Morillas-Ruiz und Hernández-Sánchez, 2015) sowie ein erhöhter Lipidperoxidationsmarker MDA im Plasma (Pingitore et al., 2015). Es ist daher nicht verwunderlich, dass eine Reihe von Leistungssportlern gastrointestinale Symptome zeigen, die zu medizinischen Problemen, Infektionen und Autoimmunerkrankungen führen können (Waterman und Kapur, 2012; Oliveira et al., 2014). Interessanterweise beeinflusste die Supplementierung mit Zeolith die Darmwand positiv.

Andere Studien zu den Entgiftungseigenschaften von Klinoptilolith-Materialien, die bisher in vivo durchgeführt wurden, wurden hauptsächlich an Tieren durchgeführt und liefern starke Hinweise auf lindernde Effekte während der Exposition gegenüber verschiedenen Toxizitäten bei Supplementierung mit Klinoptilolith. So ist etwa bekannt, dass ein längerer Verzehr von Wasser mit erhöhtem Nitratgehalt bei Milchkühen den Proteinstoffwechsel und die Glukoseverwertung beeinträchtigt. Bei diesen Kühen verringerte die diätetische Verabreichung von Klinoptilolith die Nitratbelastung des Körpers und reduzierte die negativen systemischen Effekte von Nitraten (Katsoulos et al., 2015). In ähnlicher Weise zeigte eine Futtermischung, die 3 % eines Produkts auf Klinoptilolith-Basis enthielt, bei wachsenden Schweinen eine Erhöhung der Stickstoffausscheidung im Kot und eine Verringerung der Stickstoffausscheidung im Urin. Wichtig ist, dass keine Auswirkungen auf die Proteinretentionswerte beobachtet wurden und die Proteinablagerung nicht verändert wurde (Poulsen und Oksbjerg, 1995; Laurino und Palmieri, 2015).

Es ist wichtig anzumerken, dass die Supplementierung mit Klinoptilolith nicht zu einer verminderten Mineralaufnahme von wichtigen Mineralien wie Magnesium, Kalium und Natrium führen muss. Eine Studie von Katsoulos et al. (2005a) zeigte beispielsweise, dass die Klinoptilolith-Supplementierung die Serumkonzentrationen von Gesamtkalzium, Phosphat, Magnesium, Kalium und Natrium in den Testsubjekten nicht beeinflusste. Diese Anwendung zeigte, dass die Mineralienkonzentrationen im Blut durch die Klinoptilolith-Supplementierung nicht beeinflusst wurden, was für die Anwendung beim Menschen sehr relevant ist. In der Tat wird die Forderung nach gesünderen Lebensmitteln und einer ausgewogenen Ernährung zunehmend als zentrales Paradigma für die Erhaltung der Homöostase und Gesundheit des Körpers erkannt. Darüber hinaus ist allgemein bekannt, dass die Kontamination von Geflügel durch lebensmittelbedingte Krankheitserreger als ein großes Problem in der Geflügelindustrie gilt. Aus diesem Grund werden in der Geflügelfleischproduktion standardmäßig Antibiotika eingesetzt. Ein solch breiter Einsatz von Antibiotika bei Geflügel, aber auch bei der Produktion von anderem Fleisch, wird in letzter Zeit als eine der Hauptursachen für die Entwicklung von antibiotikaresistenten Bakterien angesehen (Aminov und Mackie, 2007). Neue, natürliche Möglichkeiten zur Verbesserung der Tiergesundheit in der Fleischproduktion wurden daher breit diskutiert (Diaz-Sanchez et al., 2015) und Klinoptilolith könnte eine natürliche Alternative sein.

In der Tat haben verschiedene Studien gezeigt, dass Klinoptilolith-Materialien eine direkte Entgiftungsleistung in vivo erbringen. Zum Beispiel verringerte ein Klinoptilolith-Sorbens KLS-10-MA bei bleivergifteten Mäusen die Bleianreicherung im Darm um mehr als 70 % (Beltcheva et al., 2012, 2015). Generell kann festgestellt werden, dass Klinoptilolith, der mit potenziellen Giftstoffen beladen ist, im Darm dann zusammen mit den Giftstoffen ausgeschieden wird (EFSA Panel on Additives and Products or Substances used in Animal Feed, 2013).

Es scheint, dass diese entgiftende Wirkung zusätzliche systemische Effekte haben kann. Die Rolle von Klinoptilolith wurde in medizinischen Anwendungen erkannt, wo seine Verwendung starke Beweise für die Verbesserung der Fitness und die Effizienz bei der Entfernung zahlreicher schädlicher Substanzen aus dem Organismus, einschließlich radioaktiver Elemente, Schwermetalle und Gifte, geliefert hat (Laurino und Palmieri, 2015). Darüber hinaus übte die Supplementierung von Klinoptilolith eine schützende Wirkung auf das Hirngewebe von Mäusen aus, die mit Blei vergiftet waren, indem sie antioxidative Mechanismen und höhere Aktivitätsniveaus von Katalase, SOD, Glutathionperoxidase und Glutathion induzierte (Basha et al., 2013). Darüber hinaus zeigte eine Studie am Menschen die Fähigkeit von mikronisiertem Klinoptilolith, die Absorption von eingenommenem Ethanol zu verringern, indem der Blutalkoholspiegel bei einer Dosis von 5 g gesenkt wurde (Federico et al., 2015). Wenn die Dosierung des Klinoptilolith-haltigen Produkts niedriger ist oder wenn es nicht zum Zeitpunkt des Alkoholkonsums verabreicht wird, ist dieser Effekt möglicherweise nicht sichtbar, wie Gandy et al. (2015) zeigten, wo Klinoptilolith sich immer noch als hocheffizient bei der Reduzierung von Veisalgie-Symptomen und -Anzeichen bis zu 40-50 % erwies.

Darüber hinaus hat Klinoptilolith interessante antioxidative, hämostatische und antidiarrhoische Eigenschaften, die in der Humanmedizin genutzt werden können, insbesondere als Adjuvans zu Standardtherapien (Pavelić und Hadžija, 2003). Die Anzahl der klinischen Studien mit Klinoptilolith-Materialien am Menschen ist jedoch noch gering, und die zuvor beschriebenen immunmodulatorischen und antioxidativen Effekte von Klinoptilolith in vivo sollten genauer untersucht werden.

Obwohl die Wirksamkeit und das Potenzial von Klinoptilolith-Materialien in der Medizin hoch zu sein scheinen, wurden Fragen zu möglichen Klinoptilolith-Effekten auf physiologisch relevante Elemente, d.h. Mikronährstoffe und Spurenelemente, oder Auswirkungen auf wichtige Prozesse im Organismus aufgeworfen. Die bisher veröffentlichten Ergebnisse zeigen, dass Klinoptilolith die Homöostase von Spurenelementen und Mikronährstoffen nicht beeinflusst, sondern eher selektiv auf Schwermetalle und Toxine wirkt. So zeigten mit Klinoptilolith behandelte Testsubjekte keine Veränderungen der Serumkonzentrationen von fettlöslichen Vitaminen, Makroelementen und Spurenelementen sowie der Aktivitäten hepatischer Enzyme. Es wurden keine Auswirkungen von Klinoptilolith auf den physiologischen Mineralstoffgehalt beobachtet (Katsoulos et al., 2005a; Valpotić et al., 2017).

Die Grundstruktur von Klinoptilolith gilt als biologisch neutral und nicht toxisch (Auerbach et al., 2003). Die EFSA hat ein Gutachten zur Sicherheit von natürlichem Zeolith-Klinoptilolith in vivo veröffentlicht (EFSA Panel on Additives and Products or Substances, 2013). Die EFSA bewertete und belegte die Nicht-Toxizität von Zeolith-Klinoptilolith bei Dosen von 10000 mg/kg. Die orale Aufnahme dieses Zeolith-Typs stellt aufgrund seiner extremen chemischen Stabilität nach Ansicht der EFSA kein potenzielles Risiko für In-vivo-Anwendungen dar.

Die erste umfassende akute, subchronische und chronische toxikologische Bewertung eines Klinoptilolith-Materials in vivo wurde von Pavelić et al. (2001b) durchgeführt. In dieser präklinischen Toxikologie-Studie wurde mikronisierter Klinoptilolith am "Ruer Bošković"-Institut in Zagreb, Kroatien, nach den damals von der OECD geforderten Standards und Vorschriften bewertet. In dieser Studie wurden die mit zunehmender Expositionszeit verbundenen Wirkungen in drei Kategorien analysiert: (1) akute toxische Reaktionen bis zu 1 Monat, (2) subchronische toxische Reaktionen bis zu 3 Monaten, und (3) chronische toxische Reaktionen bis zu 1 Jahr. Klinoptilolith wurde den Probanten als Pulver als Ergänzung zu ihrer üblichen Nahrung verabreicht. Die Toxizitätsstudien wurden mit einem "Limit"-Test angegangen, was bedeutet, dass hohe Dosen der Substanz über 15 oder mehr Tage verabreicht wurden. Aus dem "Limit"-Test wurden zwei Dosen ausgewählt, 400 mg/Tag (3,2 mal höher als die von der Zulassungsbehörde angegebene Dosis) und 1000 mg/Tag (8 mal höher). Umgerechnet auf die Anwendung beim Menschen waren sie 10- bzw. 25-mal höher als die vorgesehenen potenziellen Expositionsdosen für den Menschen (60 g/75 kg menschliches Körpergewicht und 150 g/75 kg menschliches Körpergewicht). Die Ergebnisse zeigten, dass die "Grenz"-Testdosen der Substanz nicht zum Tod führten. Daher wurde der "up and down"-Test mit Dosen von 60 bis 400 mg/Tag durchgeführt. Auch hier wurde keine Toxizität beobachtet. Klassische akute, subakute und chronische Tests wurden ebenfalls durchgeführt. Die orale (über die Nahrung) Verabreichung zeigte keine Effekte oder Veränderungen, die mit der tribomechanisch mikronisierten Klinoptilolith-Supplementierung in Verbindung gebracht werden konnten. Darüber hinaus veröffentlichten Pond und Yen (1983) die erste Studie über die Auswirkungen von Klinoptilolith auf die Reproduktion und das Wachstum der Nachkommenschaft mit oder ohne Cadmium-Präsenz. Sie zeigten schützende Effekte von Klinoptilolith auf den Hämatokrit- und Hämoglobinwert sowie auf den Cadmiumgehalt in der Leber von Subjekten, die mit Cadmium in Anwesenheit von Klinoptilolith gefüttert wurden, im Vergleich zu Subjekten, die nur mit dem Zusatz von Cadmium zur Nahrung gefüttert wurden.

In ähnlicher Weise zeigte natürliches Klinoptilolith in einer anderen Studie, die vom European Union Cosmetic Ingredient Review Expert Panel durchgeführt wurde, keine Auswirkungen auf die Reproduktionsleistung und erwies sich im bakteriellen Ames-Testsystem als nicht genotoxisch (Elmore, 2003). Darüber hinaus wurden in einer unabhängigen Studie von Martin-Kleiner et al. (2001) die Auswirkungen von tribomechanisch mikronisiertem Klinoptilolith auf die Serumchemie und Hämatopoese bei Mäusen untersucht. Die Autoren zeigten, dass die Einnahme von Klinoptilolith gut verträglich war und durch eine unveränderte Körpermasse bei Klinoptilolith-versorgten Mäusen belegt wurde. Bei Mäusen, die die klinoptilolithreiche Diät erhielten, wurde ein um 20 % erhöhter Kaliumspiegel festgestellt, während andere Veränderungen in der Serumchemie nicht beobachtet wurden. Die Erythrozyten-, Hämoglobin- und Thrombozytenwerte im peripheren Blut wurden durch die Klinoptilolith-Supplementierung ebenfalls nicht beeinflusst.

Die meisten Untersuchungen an Klinoptilolith wurden unter Verwendung verschiedener, sogenannter aktivierter Materialien durchgeführt, um entweder die Oberfläche zu vergrößern oder die allgemeine Adsorption des Klinoptiloliths oder die Ionenaustauschkapazität zu verbessern. Die Aktivierung kann entweder durch eine chemische Behandlung, z. B. mit einer Säure, durch den Austausch von stabilisierenden Kationen oder durch mechanische Modifikationen mittels verschiedener Mikronisierungsmethoden erfolgen, die alle die Oberfläche vergrößern und die Ionenaustauschereigenschaften und die Adsorptionskapazität verändern können (Abdulkerim, 2012; Akimkhan, 2012; Canli et al., 2013b). In der Arbeit von Kraljević Pavelić et al. (2017) wurde speziell gezeigt, dass verschiedene Mikronisierungsmethoden die Eigenschaften von Klinoptilolith-Tuff verändern, indem sie die Oberfläche, die Porengröße und das Verhältnis von Silizium zu Aluminium an der Oberfläche des Materials beeinflussen. Darüber hinaus kann Salzsäure (HCl), die auch im Magen vorhanden ist, die physikalisch-chemischen Eigenschaften von Klinoptilolith verändern und es wurde nachgewiesen, dass sie die Ionenaustauschkapazität von Klinoptilolith für Cu2+ und Co2+ in einer synthetischen Cu-Co-Lösung bei Konzentrationen, die für den Magen in vivo relevant sind (0,1 M), erhöht (MambaI et al., 2010). Dennoch sind die Klinoptilolith-Ionenaustauscheffekte in vivo komplex und können nicht linear erklärt werden, da sie nicht nur von den Umgebungsbedingungen (pH-Wert, Temperatur, etc.), sondern auch von der Materialzusammensetzung und den Kationenaffinitätseigenschaften beeinflusst werden. In einem aktuellen Artikel wurde türkischer Klinoptilolith mit Wasserstoffperoxid aktiviert, das als schwache Säure wirkt, um die Entfernung von Ni2+-Ionen aus wässrigen Lösungen zu verbessern (Çanli und Abali, 2016). Die Autoren zeigen Veränderungen an der Klinoptilolith-Oberfläche nach der Aktivierung, die zu einer verbesserten Ni-Ionen-Absorption führten. Dies ist wichtig, da Wasserstoffperoxid in das Wasserstoff-Ion H+ und das Wasserstoffperoxid-Radikal dissoziiert und während des Säure-Aktivierungsprozesses H+-Ionen zu den negativ geladenen Spezies auf der Materialoberfläche gebracht werden. Infolgedessen kommt es zu einer Entaluminierung der Oberfläche, wodurch sich das Si/Al-Oberflächenverhältnis und die Aufnahmekapazität für Metallkationen erhöht. Dies ist ein bekannter Prozess in industriellen Anwendungen, während er für die in vivo Anwendungen auch eine gewisse Relevanz haben kann. In vivo sind die Säurekonzentrationen des Darms wesentlich geringer als bei industriellen Aktivierungsprozessen. Zum Beispiel enthält die Magensäure im Magen HCl in einer Konzentration von 0,05-0,1 M. In einer solchen Umgebung kann eine gewisse Freisetzung von Al-Spezies von der Klinoptilolith-Oberfläche durchaus angenommen werden, obwohl Aluminium aus den Klinoptilolith-Materialien nicht ins Blut gelangt oder sich im Körper anreichert, wie bei Sportlern, die mit Zeolith-Klinoptilolith supplementiert wurden (Lamprecht et al, 2015) oder Subjekten, die mit verschiedenen Klinoptilolith-Materialien supplementiert wurden (Kraljević Pavelić et al., 2017), wobei die Freisetzung von Aluminium in den systemischen Kreislauf nur bei Subjekten beobachtet wurde, die mit synthetischem Zeolith A supplementiert wurden. Der letztgenannte Effekt wurde auf die geringere Stabilität von Zeolith A in dem für den menschlichen Darm relevanten sauren pH-Wert im Vergleich zu Klinoptilolith-Materialien zurückgeführt. In dieser Studie wiesen die Autoren auch nach, dass Klinoptilolith-Materialien effizient bei der Entfernung von Aluminium aus Aluminiumchlorid-intoxizierten Subjekten in vivo waren. Diese Beobachtungen können auf die Stabilität von Klinoptilolith, die geringe Bioverfügbarkeit von Al-Spezies aus Wasser (etwa 0,1 bis 0,4 %) und die sofortige Ausfällung von Al-Spezies als unlösliche Formen zurückgeführt werden. Das Aluminium(III)-Kation (Al3+) hat eine allgemein starke Affinität zu Anionen, die seine Ausfällung fördern. Das Al3+ sucht sich in den meisten Situationen Komplexbildner mit Sauerstoff-Atom-Donorstellen, wie Carboxylat- oder Phosphatgruppen, z. B. aus der Nahrung im Darm. Es sollte jedoch beachtet werden, dass die wässrige Koordinationschemie von Al3+, insbesondere in lebenden Systemen, ziemlich komplex ist, da die Al-Komplexe dazu neigen, zu hydrolysieren und polynukleare Spezies zu bilden, die je nach pH-Bedingung des Mediums variieren (Wesley, 1996; Krewski et al., 2009). Interessanterweise ist bekannt, dass die orale Aluminium-Bioverfügbarkeit durch einen sauren pH-Wert, wie z. B. den pH-Wert im menschlichen Darm, erhöht wird, aber im Falle von Klinoptilolith-Tuff kann sie verringert werden, da es sich um eine siliziumhaltige Verbindung handelt, die bestimmte Mengen an gelöstem Siliziumdioxid freisetzt (Jurkić et al., 2013). Es gibt Daten über die Fähigkeit von siliziumreichem Mineralwasser oder Kieselsäure, Al aus dem menschlichen Organismus zu entfernen (Buffoli et al., 2013; Davenward et al., 2013), und diese Si- und Al-Beziehung wurde als der wichtigste evolutionäre Mechanismus zur Bekämpfung der Ökotoxizität von Aluminium in lebenden Organismen erkannt. Wasserlösliche Kieselsäureformen können daher als wichtige Beiträge zur Bekämpfung der schädlichen Auswirkungen von Aluminium auf die Gesundheit von Mensch anerkannt werden, insbesondere heutzutage, wo die Exposition gegenüber bioverfügbaren freien Aluminiumkationen aufgrund der industriellen Entwicklung ein ernstes Problem darstellt (Exley, 2009; Beardmore et al., 2016; Exley, 2016).

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Histamin (2-[4-Imidazolyl]ethylamin) ist ein biogenes Amin des Histidins und ein potenter Mediator zahlreicher biologischer Reaktionen, einschließlich Histaminintoleranz (Maintz und Novak 2007). Der Hauptstoffwechselweg läuft über die Diaminoxidase (DAO), die aufgenommenes Histamin katabolisiert, das häufig in verschiedenen Konsumgütern wie Wein, Bier, Käse, Sardinenfilets, etc. enthalten ist. (Sarkadi 2004). Ein gestörter Histaminabbau durch verminderte oder blockierte DAO-Aktivität oder zu hohe Histaminwerte können verschiedene schmerzhafte Reaktionen wie Kopfschmerzen, Juckreiz, Durchfall usw. verursachen. Daher sind Personen mit geringer DAO-Aktivität dem Risiko einer Histamin-Toxizität ausgesetzt (Maintz und Novak 2007; Westly 2010). Andererseits findet die Histaminadsorption durch Zeolith ausschließlich im Magen-Darm-Trakt statt, da die große Partikelgröße des Zeoliths eine Passage in den Blutkreislauf nicht zulässt (Selvam et al. 2014). Daher ist das Wissen über einige spezifische Parameter (Partikelgrößen und mineralogische Zusammensetzungen), die an effektiven Histamin-Bindungskapazitäten beteiligt sind, sehr wichtig für die Auswahl eines geeigneten natürlichen Zeoliths für medizinische Anwendungen sowie zur Erklärung der beobachteten klinischen Ergebnisse. Es ist in der Literatur gut dokumentiert, dass Histamin eine wichtige Rolle als Regulator für menschliche physiologische Prozesse spielt, wie z. B. allergische Entzündungen (Akdis und Simons 2006) und die Immunantwort (O'Mahony et al. 2011). Daher war das Hauptziel dieser Studien, die Histaminaufnahme durch natürliche Zeolithe mit unterschiedlichen mineralogischen Zusammensetzungen und Partikelgrößen abzuschätzen. [10]

Wichtige klinische Studien wurden in Bezug auf die Reduktion von Magen-Darm Symptomen durch Zeolith-Klinoptilolith sowie die Verringerung der Schleimhauterosion unter Einnahme von nicht-steroidalen Antirheumatika durchgeführt (Potgieter et al. 2014). Die Symptome einer durch übermäßigen Alkoholgenuss hervorgerufenen Veisalgie können durch die Anwendung von Zeolith signifikant reduziert werden, ohne dass dies einen Einfluss auf den Blut- oder Atemalkoholspiegel hat (Gandy et al. 2015). Es ist wichtig zu beachten, dass alle diese Symptome im Magen bzw. der Veisalgie stark mit dem endogenen Histaminspiegel zusammenhängen, der u. a. in die Pathogenese von Gastritis, Kopfschmerzen, Übelkeit etc. involviert ist. Darüber hinaus sind lebensmittelbedingte Krankheitserreger in der Lage, schädliche Stoffe zu produzieren, die durch Zeolith-Klinoptilolith reduziert werden können, um jegliche Art von Risiko rund um die Gesundheit der Verbraucher zu verhindern (Özogul et al. 2016). Die Wirkung von Zeolith auf die Histaminproduktion und -akkumulation in lebensmittelbedingten Krankheitserregern scheint von der Bakterienart und der Zeolithkonzentration abhängig zu sein (Gokdogan et al. 2012). [10]

Eine Anwendung von Zeolith kann individuell je nach Bedarf über Tage, Wochen oder Monate erfolgen. Bei den heutigen Belastungen aus Umwelt- und Lebensbedingungen können die Vulkanmineralien bei Bedarf auch über längere Zeiträume angewendet werden. Umfangreiche Langzeituntersuchungen kommen zu dem Schluss, dass keine negativen Auswirkungen auf die Mineralien- und Vitaminversorgung festgestellt werden konnten.

Maximale Mengenbedarfsbeispiele für 2 Monate

Dosierung von Zeolith Pulver:

3x täglich 1 gehäufter Teelöffel Pulver = ca. 10g x 60 Tage = 600g Pulver Dosierung von Zeolith Kapseln: 3x tgl. 2 Kapseln = 6 Kapseln x 60 Tage = 360 Kapseln Dosierung von Zeolith Pulver ultrafein: 3x täglich ½ Teelöffel = ca. 3g x 60 Tage = 180g ultrafeines Pulver

Äußerliche Anwendungsbeispiele:

  • Zeolith kommt in Pulverform auch häufig als Fußpuder bzw. Körperpuder zur Anwendung.
  • Zeolith als Badezusatz bei Fuß- (1 TL) und Vollbädern (1 EL)
  • Sie können Zeolith auch als Packung mit Wasser breiartig anrühren, auf betroffene Stellen auftragen, mit Kompressen abdecken und z. B. über Nacht wirken lassen
  • Zeolith zur Anwendung bei der Hautpflege: eine Messerspitze ultrafeines Pulver in die Handfläche nehmen, mit Hautpflegecreme mischen und wie gewohnt auftragen
  • Zeolith für Masken: 1 TL Pulver/Puder mit etwas Wasser anrühren, dünn auftragen, nach 10 - 15 Min. abspülen

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Weil die Schadstoffbelastung in den letzten Jahrzehnten zugenommen hat - also das, was wir zu uns nehmen, die Luft die wir atmen, das Wasser, das wir trinken, selbst im Wohn- und Arbeitsumfeld, überall sind zunehmend Schadstoffbelastungen zu verzeichnen.

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Die unterschiedlichen mineralogischen Strukturen.

Zeolith und Bentonit binden beide Schadstoffe. Bentonit hat aber noch zwei Extraeigenschaften: Es ist quellfähig, und in Wasser verrührt, bildet es einen Gelschutzfilm. Dieser ist insbesondere hilfreich bei einer empfindlichen Magen-Darm-Schleimhaut.

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[1] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6277462/

[2] Baerlocher C. H., McCusker L. B., Olson D. H. (2007). Atlas of Zeolite Framework Types, 6th Edn. Amsterdam: Elsevier. https://scholar.google.com/scholar_lookup?title=Atlas+of+Zeolite+Framework+Types&author=C.+H.+Baerlocher&author=L.+B.+McCusker&author=D.+H.+Olson&publication_year=2007&

[3] https://www.researchgate.net/journal/Microporous-and-Mesoporous-Materials-1387-1811

[4] https://www.sciencedirect.com/topics/medicine-and-dentistry/zeolite

[5] https://www.pnas.org/content/96/7/3471

[6] https://link.springer.com/article/10.1007/s10653-018-0129-5

[7]Pekov I.V., Grigorieva A.A., Turchkova A.G., Lovskaya E.V. Natural ion exchange in microporous minerals: Different aspects and implications. Miner. Adv. Mater. I. 2008:7–15. doi: 10.1007/978-3-540-77123-4_2. https://scholar.google.com/scholar_lookup?journal=Miner.+Adv.+Mater.+I&title=Natural+ion+exchange+in+microporous+minerals:+Different+aspects+and+implications&author=I.V.+Pekov&author=A.A.+Grigorieva&author=A.G.+Turchkova&author=E.V.+Lovskaya&publication_year=2008&pages=7-15&doi=10.1007/978-3-540-77123-4_2&

[7] Margeta K., Zabukovec N., Siljeg M., Farkas A. Natural Zeolites in Water Treatment—How Effective is Their Use. In: Elshorbagy W., Chowdhury R., editors. Water Treatment. Volume 5. IntechOpen; London, UK: 2013. pp. 81–112. https://scholar.google.com/scholar_lookup?title=Water+Treatment&author=K.+Margeta&author=N.+Zabukovec&author=M.+Siljeg&author=A.+Farkas&publication_year=2013&

[9] http://www.sciencepublishinggroup.com/journal/paperinfo?journalid=224&doi=10.11648/j.ajche.20190702.12

[10] https://link.springer.com/article/10.1007/s10653-018-0129-5


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